Il titolo offre una duplice chiave di lettura: quella iconografica allude al fatto che la immagine leonardesca, così come noi la abbiamo scolpita in mente, è un retaggio di metà ottocento, dominando nel periodo precedente rappresentazioni simili a quella di Cristofano dell'Altissimo, mututate a loro volta da uno stile ritrattistico che si usava per le figure dell'antichità (Aristotele).
Ma il valore più diffuso ed autentico della esposizione sta nel restituirci una "verità" emozionale, esistenziale, sanguigna di un personaggio troppo spesso ridotto , sublimandolo, alla semplicità adamantina della sua arte. Le carte ci fanno percorrere tutta la vita del genio attraverso i suoi snodi principali, da cui trasuda una umanità forte e complessa.
Accanto ai documenti componente artistica è ben presente, già a partire dai disegni leonardeschi. Il culmine artistico della mostra sono forse i vertiginosi schizzi del 1473, in cui a diciassette anni il genio già anticipa la dettagliata visionarietà degli sfondi paesaggistici nei suoi capolavori; maniacale lo sguardo e il catalogo dei vestiti nel disegno di Bernardo Bandini Baroncelli (l'uccisore di Giuliano de' Medici nella Congiura dei Pazzi) impiccato (1479).
Altre opere per me di notevole rilievo sono una medaglia bronzea di Benvenuto Cellini, un superbo schizzo di Michelangelo per i pilastri della Sacrestia Nuova, e le vedute ottocentesche dei luoghi leonardeschi - Vinci, Vaprio d'Adda, Amboise - nei disegni opera di Telemaco Signorini.





